Colture cellulari: Con questa metodica si possono studiare, tramite indagini minimamente invasive come il prelievo di sangue e di cute, modelli cellulari ricavati da tessuti periferici dei pazienti, quali colture primarie di linfociti e fibroblasti. In queste colture cellulari si vanno a indagare meccanismi analoghi a quelli che si riscontrano nelle cellule nervose (motoneuroni). L’interesse sarà rivolto allo studio dei segnali intracellulari coinvolti nei meccanismi di morte cellulare e al loro equilibrio con i segnali di sopravvivenza della cellula, sia in condizioni basali e a seguito di stimoli con fattori circolanti ritenuti importanti per la neurodegenerazione.
 
Analisi proteomica: Lo stress ossidativo è considerato un fattore importante sia nell’attività fisica che nella patogenesi della SLA. In particolare, lo stress ossidativo agisce sulle proteine alterandone le funzioni e rendendole più suscettibili alla degradazione. Con la metodica di analisi proteomica si possono identificare, caratterizzare e quantificare le proteine che hanno subito diverse modificazioni causate dallo stress ossidativo nelle linee cellulari sopra descritte. Le proteine estratte vengono separate in gel bidimensionali che sono colorati con blue coomassie o anticorpi specifici. Il risultato produce un’immagine con numerose macchie che indicano proteine con un preciso punto isoelettrico e massa molecolare. Le singole proteine sono estratte dal gel ed analizzate con una tecnica di spettrometria di massa. Queste analisi saranno confrontate tra i campioni del gruppo di pazienti ex calciatori professionisti rispetto a pazienti SLA che non abbiano praticato attività sportiva agonistica e rispetto a un gruppo di controlli sani omologhi per età e sesso.
 
Bioplex: Il Sistema Bioplex è un sistema di analisi che permette con un'unica determinazione la quantificazione simultanea e ad alta sensibilità di un numero molto elevato di molecole di interesse (proteine, peptidi, acidi nucleici). Con questo sistema si possono ottenere in tempi rapidi e utilizzando piccole quantità di campione molte informazioni sulle interrelazioni di diverse molecole coinvolte nei meccanismi che portano al danno motoneuronale.
 
Articolo Brain: “Rilevante aumento del rischio di Sclerosi Laterale Amiotrofica tra i giocatori italiani di calcio professionisti” Adriano Chiò, Gianmartino Benzi, Maurizia Dossena, Roberto Mutani, Gabriele Mora. Brain, marzo 2005. Abbiamo studiato una coorte di 7325 giocatori professionisti di calcio che erano stati tesserati per una squadra professionistica italiana tra il 1970 e il 2001. I casi di SLA sono stati identificati usando differenti fonti concorrenti. Sono stati calcolati i rapporti di morbilità standardizzati (SMR). Durante 137.078 anni-persona di follow-up sono stati identificati 5 casi (età media di esordio, 43,4 anni). Tre casi avevano un esordio bulbare, significativamente più dell’atteso (p=0,003). Poiché il numero di casi attesi era di 0,77, l’SMR complessivo era di 6,5 (intervallo di confidenza al 95%, da 2,1 a 15,1). Il rischio era significativamente aumentato per un esordio di SLA inferiore a 49 anni. E’ stata trovata una dose-riposta tra la durata di attività professionistica nel calcio e il rischio di SLA (> 5 anni, 15,2; meno di 5 anni, 3,5). I nostri dati sembrano indicare che giocare il calcio a livello professionistico rappresenti un forte fattore di rischio per la SLA.
 
Polimorfismi genici: È noto che soggetti diversi esposti agli stessi fattori ambientali o che assumono lo stesso farmaco somministrato alla stessa dose possono rispondere in modo differente. La ragione di questo risiede in parte nelle differenze di assorbimento, metabolismo ed eliminazione tra diversi individui, o nelle diverse modalità specifiche con cui avviene il legame della sostanza con il bersaglio su cui agisce. Queste differenze sono mediate da un ampio numero di enzimi, ciascuno dei quali è prodotto da uno specifico gene. Molti di questi geni sono polimorfici nella popolazione e alcune varianti genetiche producono enzimi con diversi livelli di attività metabolica o attività in processi che determinano l’efficacia o la tossicità di un particolare farmaco o la tossicità di un particolare fattore ambientale. Enzimi che proteggono dalla neurotossicità di alcune sostanze possono essere responsabili di fenomeni di bioattivazione nei confronti di altre. Inoltre, composti con struttura chimica analoga possono trovare applicazioni sia in settori produttivi diversi, sia in farmacologia. Grazie alle conoscenze acquisite sulla sequenza del DNA del genoma umano, che includono la identità e le sequenze dei geni che codificano per enzimi coinvolti nell’attività e nella tossicità di farmaci e sostanze presenti in solventi, pesticidi, diserbanti e altro, è ora possibile studiare le cause della variabilità individuale in risposta a fattori ambientali o trattamento farmacologico.